L’Azione Cattolica ha concluso domenica 9 febbraio il mese della Pace, con un doppio appuntamento che ha coinvolto L’ACR (Azione Cattolica dei Ragazzi) e gli adulti.
Presso il palazzetto dello sport di Canelli, che ci ha gentilmente ospitati, si sono incontrati circa centocinquanta ragazzi accompagnati da una quarantina di educatori. Nel pomeriggio circa sessanta adulti hanno partecipato all’incontro a loro dedicato, tenuto con professionalità da Emanuele Rapetti, che ha coinvolto e interessato il pubblico con un intervento sui “nativi digitali”.

Sono giunti gruppi da Acqui, Bergamasco, Bruno, Canelli, Cassinasco, Mombaruzzo, Nizza, Incisa, Ovada, Rivalta B.da, San Marzano, Montaldo, Moasca, Sezzadio, Terzo.
Tanta partecipazione di ragazzi, giovani e adulti ha permesso ai vari gruppi, grandi e piccoli che fossero, di incontrarsi e conoscersi, dimostrando che la Pace si comincia a costruire nei (e tra) piccoli paesi.
I ragazzi, per rappresentare questo, hanno costruito la “Piazza della pace” accostando l’un l’altro i modellini degli edifici dei loro paesi, nei quali vivono momenti di pace e si sentono bene.
La collaborazione fra i vari gruppi ha segnato non solo la giornata di domenica, ma tutto il percorso di preparazione di questa festa, l’organizzazione stessa infatti è stata frutto dell’impegno degli educatori delle differenti comunità pastorali, che hanno pensato e animato i vari momenti della giornata.
A loro va il ringraziamento di tutta l’associazione. L’impegno per la pace si è concretizzato con una semplice iniziativa: il sostegno a due progetti (“Aggiungi una pecora” di “Shahbaz Bhatti Onlus” in Pakistan e le attività nella circoscrizione di Roysambu, in Kenya, attuati da “l’Africa Chiama”), tramite la distribuzione degli scaldacollo della Pace.

Ogni anno alla festa Pace ACR, gli adulti dedicano uno spazio per formarsi su aspetti educativi, su quelle capacità che come genitori dobbiamo mettere in atto per aiutare la crescita dei nostri figli.

Pc, smartphone, Iphone, tablet, PlayStation, Xbox, Smart TV…. una galassia di possibilità che noi, gli adulti, rischiamo di subire, anche noi inebriati dalle possibilità che questi strumenti offrono. Li compriamo, li usiamo, li demonizziamo, ma una cosa è certa: abbiamo vissuto anche il tempo in cui questi potenti oggetti/strumenti non esistevano. Quindi siamo ancora in grado di riconoscere e gestire un modo diverso di vivere. I nostri ragazzi no, sono nati e… già tutto questo esisteva.

Questa è una realtà di cui va tenuto conto, è una distanza, una differenza che determina tante incomprensioni generazionali: così come è accaduto a noi figli della TV e delle lavatrici, che non sapevamo cosa volesse dire viverne senza, o che significato avesse trovarsi al bar come luogo di intrattenimento per passare le serate, nemmeno sapevamo cosa volesse dire trovarsi al fiume per lavare i panni o perché fosse necessario aiutarsi in attività che da soli non si potevano fare. Lo stesso è accaduto ai nostri genitori, che non avevano conosciuto la guerra e la fame, per cui tante cose le intuivano, le hanno sentite molte volte raccontare, ma viverle è tutta un’altra cosa.

Oggi è scontato “abitare” relazioni, conoscersi e scambiarsi idee con mezzi digitali, diminuendo di molto l’interazione umana, fisica, quella che ti fa respirare l’odore di chi ti sta di fronte, che ti fa capire quanto ciò che gli dici lo irrita o lo coinvolge. Quindi? Cosa ci porta questo nuovo modo di comunicare? Quali caratteristiche esalta e quali annichilisce?

Prima ancora di un giudizio di valore che divide tra “apocalittici e integrati”, c’è un capire cosa succede per attraversare questo nostro tempo.

Ci aiuterà il dott. Emanuele Rapetti, pedagogista che fa continuamente ricerca su questo tema, che indaga quali conseguenze i nuovi media portano ai nostri ragazzi. Ci fornirà strumenti per comprendere cosa succede e come possiamo interagire con loro, i nostri figli immersi nel digitale J.

Aggiornamento al 6 Marzo 2020

Al momento è sospesa la convocazione dell’Assemblea Diocesana. Quando saremo in condizioni di dare notizie e ragguagli informeremo i responsabili e pubblicheremo sul sito le novità.

La Presidenza Diocesana

Con grande rammarico siamo stati costretti a sospendere l’Assemblea prevista per domenica 1 Marzo in quanto non ci sono le condizioni per vivere con l’adeguata serenità l’incontro e non possiamo tenere tutti col fiato sospeso.

Stiamo riprogrammando il tutto per domenica 15 Marzo. Purtroppo ci saranno sovrapposizioni non volute con altri incontri, oppure le persone non potranno esserci perché già impegnate diversamente… speriamo che avendo 2 settimane di tempo davanti per riorganizzarvi anche voi e i nostri soci-simpatizzanti riusciate a venire e vivere un bel momento di Chiesa, guardando in avanti il cammino, con speranza e fiducia senza rimanere prigionieri delle paure.
Appena riusciamo vi comunicheremo il nuovo programma.
Grazie
Un abbraccio fraterno
Flavio e la presidenza diocesana
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Domenica 9 febbraio, alle ore 16, presso la Biblioteca G. Monticone di Canelli, il giornalista Enrico Deaglio e lo storico Vittorio Rapetti dialogheranno in occasione del prossimo cinquantesimo anniversario dello scoppio della bomba di Piazza Fontana che, con i suoi diciassette morti, gli innumerevoli feriti e i misteri che ne seguirono, segnò una svolta nella storia del nostro Paese. L’occasione è data dall’uscita del saggio LA BOMBA. Cinquant’anni di Piazza Fontana, di Enrico Deaglio (Feltrinelli, 2019)

La bomba, scoppiata a Milano il 12 dicembre 1969, compie, dunque, mezzo secolo. Non ha mai smesso di cambiare l’Italia, quasi fosse una massa incandescente nel sottosuolo, che continua a bruciare. E la storia comincia dalle cicatrici, dalle premonizioni, dalle coincidenze, dai luoghi da cui la Storia è passata. E riemergono il tassista Rolandi, la fatale stanza della Questura da cui precipitò Pinelli, il “colpo di stato” in Procura, il “silenzio monumentale di Milano”, l’angosciante Veneto profondo in cui la bomba venne concepita, le manovre finanziarie intorno alla banca della strage, la sublime arte del depistaggio che da allora ci ha sempre accompagnato.

La bomba, però, non è soltanto un libro di storia, perché quella storia non ha ancora avuto una fine. La bomba di piazza Fontana, con tutte le bombe che seguiranno e con quelle che l’avevano preceduta, mette in discussione la storia stessa del nostro Paese, la sua stessa fragilissima natura democratica.

Il libro è un viaggio nella memoria, che ha l’andamento di un giallo e racconta l’ultimo mezzo secolo di storia italiana, come non l’abbiamo mai sentita.

Con lo sguardo di chi ha vissuto questa storia dall’inizio, Enrico Deaglio ricompone l’intrigo mettendo insieme le scoperte – alcune clamorose – degli ultimi dieci anni e nuovi spunti di ricerca con la speranza che una verità si possa raggiungere e, soprattutto, rendere nota.
L’organizzazione dell’incontro è di Memoria Viva Canelli e Biblioteca Civica Monticone, con la partecipazione dell’Anpi di Asti, dell’Unitre Nizza-Canelli, dell’Azione Cattolica Diocesana e dell’Israt.

L’ingresso è libero. Seguirà aperitivo con i vini offerti dall’Azienda Agricola L’Armangia di Ignazio Giovine.

Biografie

Enrico Deaglio, giornalista e scrittore, dopo essersi laureato in Medicina a Torino nel 1971, ha lavorato come medico presso l’ospedale Mauriziano Umberto I. A metà degli anni Settanta ha iniziato l’attività giornalistica a Roma: già direttore dei quotidiani Lotta Continua e Reporter, ha collaborato con diverse testate tra cui La Stampa, Il Manifesto, Epoca, Panorama e l’Unità. Dal 1997 al 2008 ha diretto il settimanale Diario. A partire dagli anni Ottanta ha lavorato come giornalista televisivo per la trasmissione Mixer, occupandosi in particolare delle vicende della mafia in Sicilia, e ha condotto vari programmi di reportage, inchieste e documentazione sociale su Rai tre, tra cui: Milano, Italia; Ragazzi del ’99 – Così va il mondo; Vento del Nord; L’Elmo di Scipio. Tra le sue pubblicazioni si ricordano le opere di narrativa Cinque storie quasi vere (1989), Il figlio della professoressa Colomba (1992), Zita (2011), i libri inchiesta La banalità del bene – Storia di Giorgio Perlasca (1991, da cui è stato tratto il film TV Perlasca – Un eroe italiano, 2002), Raccolto rosso (1993) e i “diari giornalistici” Besame mucho (1995) e Bella ciao (1996). Nel 2012 ha pubblicato Il primo anno senza di loro. Ritratti di illustri e non illustri che se ne sono andati (con A. Jacchia) e Il vile agguato, mentre è del 2013 La felicità in America, raccolta di racconti di trent’anni di viaggi negli Stati Uniti. Tra le sue opere più recenti vanno citate: Indagine sul ventennio (2014), ricostruzione degli ultimi due decenni della scena politica italiana; Storia vera e terribile tra Sicilia e America (2015); il romanzo La zia Irene e l’anarchico Tresca (2018).

Vittorio Rapetti è nato ad Acqui Teme, dove è stato a lungo insegnante di scuola superiore. Impegnato nell’Azione Cattolica, è studioso di storia contemporanea e componente dell’Istituto per la Storia della Resistenza di Alessandria, collabora alle riviste Quaderno di storia contemporanea e Iter. Ha pubblicato numerosi saggi di storia economica (tra i quali Uomini, colline e vigneto in Piemonte, e Alessandria provincia viticola) e socio-religiosa (I Vescovi della Chiesa di Acqui, Laici nella chiesa, cristiani nel mondo, Tra Papa e Nazione: i cattolici di fronte alla guerra). Si è occupato di didattica costituzionale (con la mostra “Dalla Resistenza alla Costituzione”) e di storia locale, curando, tra gli altri, Memoria della Resistenza e resistenza della memoria nel’Acquese, Gli ultimi testimoni, di Gianna Menabreaz, La giusta parte 1933-1945 e Il mio tempo, di Pietro Reverdito.