Convegno 150 anni AC – intervento di Stella Morra

Al convegno regionale per i 150 anni dell’AC c’è stato un interessantissimo intervento della teologa Stella Morra, Docente alla Pontificia Università Gregoriana di Roma per il Dipartimento di Teologia Fondamentale, già consigliera nazionale di AC e fine lettrice della storia contemporanea della Chiesa.

In particolare il passaggio sulla ridefinizione delle parole Comunione e Pastoralità alla luce del Concilio, ma tutto l’intervento “L’AC nella Chiesa del Concilio, le linee di Francesco” è da ascoltare e assaporare.

Scarica e ascolta l’intervento di Stella Morra

Gaudete et exsultate

di Don Giovanni Pavin (assistente diocesano adulti)

Chi non l’ha ancora letta non sa cosa si perde.
Santità come gioia (Questa sì che è rivoluzione!)
Quante prediche ascoltate (e subite) sul dovere di “farmi santo”! “Non sono neanche sicuro che mi piaccia” -avevo risposto una volta al padre spirituale-. Non vi dico come finì… Ho sempre pensato che “santo” non era pane per i miei denti. E, se si tratta dei “miei” denti (ancora come sono ridotti oggi) è tuttora vero. Quasi quasi mi sentivo scusato. Sta birba di papa Francesco mi toglie ogni scusa! Il problema non sono i miei denti, ma lasciarmi “masticare”.
E’ tutto un altro discorso!

Santità Dono di Dio.
Più roba da poveri che conquista di forti. Più donata che guadagnata. Più mistica che morale (intendendosi sui termini). Non è santo il perfetto, ma il credente. Più quotidianità che eccezionalità.
Più vangelo che morale o diritto (o ascetica). Quante disquisizioni, di moralismo esasperato e di “spaccare il capello in quattro”! Guarda un po’: si trattava semplicemente di Vangelo!

Più beatitudini che comandamenti. Le beatitudini non sono ordini: devi essere povero, devi piangere, devi aver fame e sete… sono Vangelo: bella notizia! Le tue povertà, le tue piccolezze io le accolgo e le benedico. E, in Gesù, le faccio mie. E tu fa’ lo stesso con i tuoi fratelli. “Venite, benedetti dal Padre mio, prendete parte al regno…”. Legare le beatitudini (Mt. 5) al discorso del giudizio (Mt.25) è un colpo di genio di Papa Francesco e di tantissimi santi, o forse tutti. Ma soprattutto del vangelo di Matteo!
Più umorismo e serenità che polemica e dramma. Appunto: beatitudini.

Un dono da accogliere
“Se vedi un fratello che si arrampica in cielo, tiralo giù per i piedi” (detto dei padri del deserto). No al neo-pelagianesimo: voler salvarsi con le proprie forze. Disprezzo della materia, della fisicità e della povertà è più orgoglio che santità. No al neo-gnosticismo: fare della fede un problema di… testa. Ma guarda un po’, potrebbero dire tanti aspiranti santi: ci credevamo eroi e ci scopriamo presuntuosi.
Gioia di essere salvato, non accanimento terapeutico verso la salvezza. Amore e Misericordia per i fratelli, non giudizio. Povertà come spazio libero per il Padre e i fratelli, non disgrazia-tabù.
Santi-compagni di viaggio, più che statue sull’altare.
Un vecchio proverbio terminava dicendo: “…quando muoiono, tutti santi”: Perché no? Perché dubitare che i nostri vecchi, con tutte le loro povertà e incapacità, erano (e sono!) santi? Santi, semplicemente perché vivevano a livello di vangelo. Compagni di viaggio, anche loro, se anche noi riusciamo a vivere la semplicità e la povertà serena delle beatitudini.
Ma forse per noi è un po’ più difficile.
Neo-pelagianesimo e neo-gnosticismo si mascherano di benessere, di autostima (e disistima degli altri), di progresso tecnico… tutte belle cose, ma che vanno trattate con molto discernimento, l’ultima parola-chiave dell’esortazione di papa Francesco.

Credere nel Natale significa essere segno di Pace e seminare la Speranza

Quando leggerai questo pezzo, Natale sarà già passato e probabilmente anche l’Epifania, il fare memoria della Sua prima venuta tra noi si sarà già consumato, insieme ai regali e agli auspici di un 2018 migliore dell’anno appena trascorso. Con molta probabilità ci sarà anche una vena di malinconia per il fatto di non riuscire a crederci fino in fondo, per quella nostalgia di quando da bambini credevamo che i regali davvero arrivassero dal cielo.

Eppure, guardando a quella vedova che guida il nostro anno associativo, colei che mette due monete nel tempio, vediamo che non le manca la speranza, altrimenti non avrebbe spiegazione il mettere “tutto quanto aveva per vivere” sapendo che non cambierà le sorti del mondo. Sarebbe proprio un sacrificio inutile e insensato. Quei due soldi poteva usarli per un panino, per un pacchetto di biscotti, almeno si sarebbe riempita un po’ la pancia.

E’ vero che se progettiamo in grande abbiamo bisogno di grandi risorse, ma se crediamo che anche dalle cose piccole possano nascere grandi cose allora non è più così necessario avere capitali spropositati. In Consiglio Pastorale Diocesano si è lavorato molto sul dare il giusto peso alle risorse finanziarie, è giusto saperle usare bene. Però è “peccaminoso” anche credere che per fare grandi cose servano “grandi opere” e tanti soldi! Un piccolo bambino in fasce contiene il mistero di Dio infinito, un granello di senape diventa un albero su cui ripararsi, pochi grammi di lievito danno Vita alla massa di farina. Il Padre celeste non sa più come dircelo di avere fiducia nelle piccole cose, di non confidare nella sola forza “umana” perché è fragile ma soprattutto porta alla guerra perché non basta mai per riempire il senso di insoddisfazione che abbiamo dentro. Solo Dio può colmare quel bisogno di amore che ci portiamo dietro fin dalla nascita e che invece di diventare stimolo per migliorare il mondo spesso si trasforma in “consumismo compulsivo”, in necessità di dominio sull’altro, sulla donna, sull’immigrato, sul collega di lavoro, tra le nazioni… La Pace è sapere che non abbiamo nulla da perdere, che quel vuoto non ci mangia e possiamo trasfigurarlo. E noi cristiani siamo fortunati perché sappiamo che Dio colma ogni mancanza, come abbiamo ascoltato in Avvento «ogni valle sarà innalzata». E’ un Padre buono che non abbandona i suoi figli, MAI, anche quando sulla croce non c’è più nulla da fare, anche quando la Shoah sembra aver vinto su tutto, anche quando l’ingiustizia sembra schiacciare le nostre vite.

Papa Francesco ci dice di guardare all’infinitamente piccolo, ci ha regalato un’enciclica splendida e profetica come la Laudato sii che pone attenzione alla biodiversità, al rispetto di ogni più piccola creatura dicendo che in quei frammenti infinitesimali c’è Dio che ci parla. E cos’è più grande che sapere che Dio ci sta accanto e ha un Regno di giustizia e Pace dove c’è un posto per ciascuno di noi? Di cosa dobbiamo avere paura? Però forse non ci crediamo davvero, rimane quella bella favola che diventando grandi non riusciamo a credere più neanche nel tempo di Natale.

L’augurio che faccio a tutti noi è che riusciamo a coltivare la rete di amicizie, la rete associativa pensando che possiamo ancora dare cose buone da mangiare a chi ci sta accanto, dare speranza, esperienze formative reali, gratuità nel dare che diventa abbondanza nel ricevere… Ci sembra impossibile, ci sembra che si debba sparire da un momento all’altro, ma questo accadrà solo quando smetteremo di credere a un Dio che si è fatto bambino, un Dio disposto a salvare Sodoma e Gomorra anche solo per un uomo giusto… se non ci crediamo noi non potrà farlo neanche Lui. Dio Padre non si impone, accoglie e accompagna, chiede a noi almeno di sperare.

In alto i cuori, Dio è presente molto più di quel che ci sembra, dobbiamo inforcare occhiali adatti, come quello sguardo di Gesù sulla vedova che nessuno notava, e vedremo i giovani, i ragazzi che spendono il loro tempo per vivere nel nome del Signore, il valore dell’AC che prova a farci sentire popolo, a farci sperimentare il senso di essere RESPONSABILI PER IL RUOLO CHE ABBIAMO (ed è un’operazione culturale/esistenziale di ENORME IMPORTANZA). Ogni tessera di Ac è il modo di ricordare alle persone che stanno vivendo una vocazione personale, che stanno rispondendo sì a Dio per la comunità. Non è vero che non ci sono più vocazioni, non è vero che non ci sono più operai, però dobbiamo guardarci per quel che siamo: donne, uomini, giovani, anziani e ragazzi che hanno sentito la presenza di Dio nella loro storia attraverso le persone che ci circondano e diciamo sì, io ci sono, sì io ci credo e ci voglio credere.

Buon 2018: sarà il frutto delle nostre azioni, della nostra capacità di guardarlo, della sapienza di accogliere la Sua presenza per quel che è, non per quello che vorremmo che fosse. Altrimenti diventiamo dei Magi che cercano Dio nei palazzi perché Dio è importante, mentre Lui sta nella casa sobria di Maria, ragazza-madre custodita da un uomo umile e in difficoltà… Quanta normalità divina!!

Flavio Gotta

Bibbia: istruzioni per l’ascolto – con il p.de gesuita Franco Annicchiarico

A proposito di Parola di Dio quest’anno ci sarà un appuntamento importantissimo, con il Padre gesuita Franco Annicchiarico che arriva da Bari. Sabato 24 Giugno guiderà un’intera giornata per essere introdotti al rapporto con la Parola, che è viva, con cui ci si relaziona e si imparare a conoscere il Signore. La Parola è per tutti, non solo i dotti e gli studiosi possono riceverla, e Padre Franco ci aiuterà a prenderla in mano, ad usarla per ascoltare il Signore invitandoci poi ad approfondire. Ma tutto parte da lì!! Non possiamo immaginare nessun impegno da Battezzati se non ci rapportiamo con la Parola.

La giornata è proposta soprattutto a giovani e giovanissimi (in collaborazione con la Pastorale Giovanile Diocesana) ma può venire chiunque abbia voglia di provare a “buttarsi” nel mistero della Parola di Dio che seppur scritta millenni di anni fa è detta a noi oggi e attraverso di essa il Signore continua a parlarci. L’importante è prenotarsi dal lunedì al venerdì agli Uffici Pastorali dalle 9 alle 12 (0144.356.750) da Chiara Pastorino-resp. giovani- dalle 19 alle 21 (333.300.1554) o da Caterina Piana –resp. ACR- dalle 21 alle 22,30 (340.914.57.32 o 0141.774.484).

Per non avere dubbi e fraintendimenti è evidente che l’esperienza è offerta a tutta la Diocesi, non è necessario essere iscritti all’Azione Cattolica (come per altro tutte le iniziative che l’AC Diocesana propone).

 

La politica con la P maiuscola

Il Papa nell’incontro a Roma per i 150 anni dell’Azione Cattolica ci ha invitato a fare politica con la P maiuscola. Non so bene cosa voglia dire soprattutto guardando la politica da un angolo di mondo dove non ci sono i numeri per condurre rivoluzioni, tracciare la strada dei popoli. E così ci avvolge la tentazione di pensare “non mi riguarda, io che posso fare?”. L’agire politico rischia di limitarsi a votare il sindaco, il consigliere che promette ciò che ci serve… ma sempre con un atteggiamento passivo: “tanto sono

Il Papa nel discorso all’AC per la festa dei 150 anni

tutti uguali e faranno solo i loro interessi”. Chiuso il discorso con la politica!

Forse la P maiuscola è quella della strada, quella che ci vede protagonisti tutti i giorni. Le scelte politiche che facciamo quotidianamente sono poi quelle che i nostri rappresentanti fanno a loro volta per avere il nostro consenso. Provo a fare tre esempi tra i mille che mi vengono in mente.

1) In banca chiediamo all’impiegato che i soldi rendano il più possibile, crediamo al mondo delle favole dove la gallina dalle uova d’oro concede soldi su soldi, senza fatica, senza rischio. Se l’impiegato ci risponde onestamente dicendo “più di questo non si può” scegliamo (votiamo) la banca accanto che invece ci fa sognare, ci promette rendimenti almeno più alti del vicino. Abbiamo fatto una scelta politica, non importa se ci vendono un’illusione o se per avere quei guadagni finanziamo i fabbricanti di armi, speculatori immobiliari o aziende che sfruttano e disumanizzano il mondo. O se dopo alcuni anni la banca rischia il fallimento. Allo stesso modo fa la politica dei palazzi: cerca la gallina dalle uova d’oro, specula sulle guerre, sul mondo del lavoro, sul futuro dei giovani, sull’emarginazione dei poveri, salvo poi rischiare il fallimento.

2) Cerchiamo l’uomo che conta e gli chiediamo un favore, qualcosa di personale per superare la fila, per avere una prestazione ospedaliera prima degli altri, per avere un incarico o un lavoro in cambio di qualche innocente ed ovvio “sovrapprezzo” per l’impegno messo. Pensare che questo sia l’unico modo di ottenere le cose è azione politica. Ho sentito mille volte con le mie orecchie, amici, nonni, genitori che educano i figli alla disillusione, a non credere all’onestà, che un posto di lavoro si ottiene solo affinando le armi della sopraffazione e dell’inganno, della furbizia e dell’omertà di fronte alle ingiustizie. Se insegniamo questo ai nostri figli (nel segreto delle nostre case, in piazza ci riempiamo la bocca di altre parole) come possiamo sperare che i nostri rappresentanti facciano diversamente?

3) Ci propongono di accogliere qualcuno che ha meno di noi, che fa migliaia di chilometri pagando sfruttatori, subendo soprusi, che chiede solidarietà umana perché nel suo paese è costretto a far vivere la sua famiglia con 30 € al mese, mentre su internet vede il nostro paradiso di benessere. Il primo pensiero è “l’accoglienza è pericolosa”, prima di vedere l’uomo/la donna, il padre di famiglia emigrato nasce la paura, pensiamo di aver di fronte l’approfittatore, il delinquente, il ladro del nostro benessere, salvo poi usarlo come badante magari “in nero” o come lavoratore sottopagato. Come possiamo pretendere che chi è molto più ricco e potente di noi ci guardi con uno sguardo diverso? Quando andremo noi (o i giovani che qui non trovano lavoro) a chiedere aiuto come potremo sperare di essere guardati diversamente? Ci stiamo abituando a trasformare i più deboli in pericolosi “scarti umani” (e al giro toccherà a noi…basta vedere gli stipendi dei nostri figli), se facciamo scelte politiche quotidiane di esclusione avremo politici e uomini di potere che si comporteranno nello steso modo con noi piccoli uomini di periferia, che per loro siamo degli scarti che danno fastidio come le zanzare d’estate

Non è moralismo ma è la consapevolezza che il nostro agire quotidiano condiziona la politica. Io non mi rassegno, sono convinto che siamo in un mondo di persone che desiderano una vita bella, ma questa passa per l’impegno, la fatica di costruire qualcosa tutti i giorni, la condivisione. Questo credo possa essere da subito la politica con la P maiuscola che possiamo fare…. poi se ci organizziamo e ci uniamo, facciamo crescere i numeri e la pressione di chi agisce così, ho la certezza che ai piani alti dovranno prenderne atto. Ma se da noi per primi hanno esempi negativi, avranno la scusa per perpetuare i nostri stessi comportamenti. Certo il discorso non finisce qui ed è sicuramente più complesso, ma questo è un primo e fondamentale tassello.

La mia professoressa alle superiori, pur non condividendo a pieno il mio impegno nella Chiesa, predicava che il santo principio evangelico del “ama il prossimo tuo come te stesso” è criterio unico e sufficiente per una convivenza sociale umana, positiva e dal benessere diffuso. E’ azione politica con la P maiuscola. Santa professoressa, laica e diffidente verso la religione, ma che sapeva riconoscere la sapienza “divina” che in essa è rivelata!!

Flavio Gotta – presidente Diocesano di AC

2017-Giornata del Migrante

domenica la Giornata del Migrante e del Rifugiato

MIGRANTI E RIFUGIATI: LA RESPONSABILITA’ DI CAPIRE E DI COMUNICARE

Domenica si è celebrata la Giornata del Migrante e del Rifugiato, centrata quest’anno in particolare sulla condizione dei minori. Numerose le iniziative e gli interventi in tutt’Italia. Ne hanno dato qualche riscontro i media nazionali. E’ quindi opportuno ragionarne anche nel nostro piccolo contesto, che peraltro condivide – volente e o nolente – le vicende generali.
Si tratta di un fenomeno molto complesso. Se vogliamo uscire dai facili slogan, occorre riferirsi ad alcuni punti fermi, che riguardano principalmente due aspetti:

1) Anzitutto la natura, le cause e le dimensioni del fenomeno migratorio, e in particolare dei rifugiati e richiedenti asilo: si tratta di flussi che dipendono principalmente da due fattori: chi fugge da situazioni di guerra e di persecuzione (per i quali è possibile il riconoscimento di rifugiati e l’asilo politico) e quanti fuggono da situazioni di fame e miseria alla ricerca di un lavoro e di un futuro per sé e per la propria famiglia. Sono cause che difficilmente possono essere fermate da muri e filo spinato. Le oscene immagini di questi giorni alle frontiere balcaniche, l’ecatombe di vite nel
Mediterraneo, la condizione di migliaia di bambini e ragazzi (sovente soli, perciò ancor più vulnerabili e impossibilitati a far sentire la propria voce) ne sono la drammatica conferma. Così come il fenomeno di quanti sono immigrati e si sono inseriti nella nostra società non è reversibile, a maggior ragione per quanti sono figli di immigrati di seconda generazione. Quindi: quale convivenza vogliamo costruire ?
2) Il secondo aspetto è l’atteggiamento con cui guardiamo al fenomeno: è l’elemento determinante, perché sta alla base dei giudizi che diamo sulle persone coinvolte e sulle iniziative e provvedimenti politici e amministrativi necessari a governare il fenomeno. Quindi proprio questo ‘sguardo’ è il primo e decisivo elemento, che riguarda la responsabilità di tutti e di ciascuno: se lo sguardo è corretto produce atteggiamenti costruttivi, se lo sguardo è distorto o manipolato produce errore. In proposito, è necessario anzitutto distinguere bene tra immigrazione e terrorismo, tra musulmani e terrorismo, tra migrazione e criminalità: infatti identificare questi fenomeni non corrisponde alla realtà, produce pregiudizio e sofferenza, alimenta “le guerre tra poveri”.

LE PAROLE DEL PAPA. Nel messaggio per la Giornata del migrante, Francesco richiamano il Vangelo quando si sofferma sulla “responsabilità di chi va contro la misericordia: «Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare» (Mt 18,6)” … “Sono in primo luogo i minori a pagare i costi gravosi dell’emigrazione, provocata quasi sempre dalla violenza, dalla miseria e dalle condizioni ambientali, fattori ai quali si associa anche la globalizzazione nei suoi aspetti negativi. La corsa sfrenata verso guadagni rapidi e facili comporta anche lo sviluppo di aberranti piaghe come il traffico di bambini, lo sfruttamento e l’abuso di minori e, in generale, la privazione dei diritti inerenti alla fanciullezza sanciti dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia” … “Pur senza misconoscere le problematiche e, spesso, i drammi e le tragedie delle migrazioni, come pure le difficoltà connesse all’accoglienza dignitosa di queste persone, la Chiesa incoraggia a riconoscere il disegno di Dio anche in questo fenomeno, con la certezza che nessuno è straniero nella comunità cristiana, che abbraccia «ogni nazione, razza, popolo e lingua» (Ap 7,9). Ognuno è prezioso, le persone sono più importanti delle cose e il valore di ogni istituzione si misura sul modo in cui tratta la vita e la dignità dell’essere umano, soprattutto in condizioni di vulnerabilità, come nel caso dei minori migranti”. Per questo papa Francesco, richiamando un analogo messaggio di Benedetto XV del 2008, indica la necessità di “puntare sulla protezione, sull’integrazione e su soluzioni durature” che riguardano sia gli interventi nei paesi d’origine sia quelli interni e locali.

PROGETTI PER LA PROTEZIONE E L’INTEGRAZIONE. Mons.Galantino, segretario della Conferenza episcopale italiana, sottolinea la responsabilità di quanti governano e degli operatori della comunicazione “senza la superficialità gridata da chi parla tanto di migranti ma forse non ha mai parlato con i migranti e senza il cinismo di chi forse non ha mai incrociato lo sguardo smarrito e implorante di una famiglia migrante fatta di uomini, donne e bambini”. Occorre invece misurarsi con progetti realistici, con provvedimenti che facilitino l’inserimento dei migranti nella nostra società. Da qui l’apprezzamento per quanti lavorano per la protezione e l’integrazione: dalle forze dell’ordine agli insegnanti, dai volontari e agli operatori della cooperative sociali che gestiscono direttamente i diversi aspetti dell’accoglienza e dell’integrazione, sovente con grande sacrificio personale.
Crediamo che quanto ci indicano il Papa e i Vescovi corrisponda a quanto suggerisce la coscienza cristiana orientata al Vangelo. Certo è un’indicazione “scomoda” che smuove le nostre certezze e sicurezze. Che ci chiede una “conversione”. Ma che ci può aiutare ad affrontare in modo positivo le nostre paure. E ci guida ad assumere le nostre responsabilità di cristiani e di cittadini. Una indicazione che interpella tutti, a partire da quanti hanno responsabilità educative e culturali, sociali e politiche. Non si tratta di “buonismo”, bensì appunto di responsabilità.

L’USO DISTORTO DELLA VICENDA MIGRANTI. E’ infatti scandaloso l’uso che della vicenda migranti/rifugiati viene fatto a livello politico, per conquistare una manciata di voti, facendo leva sulle paure e sulla rabbia (più o meno giustificate). Uso il termine ‘scandaloso’ perché chi fa leva sul pregiudizio e semina paura e ostilità ha responsabilità ben precise, a cominciare dall’uso dei social network o dei discorsi pubblici: infatti, pregiudizio e ostilità creano atteggiamenti di chiusura, alimentano a loro volta pregiudizi e ostilità contrarie, fanno salire i rischi, la violenza e l’insicurezza. E’ questo il futuro che vogliamo costruire per i nostri figli e nipoti ? Ma questo uso ‘politico’ distorto della vicenda migranti è scandaloso anche per un altro aspetto: pregiudizi e ostilità non aiutano a individuare le soluzioni opportune e possibili ai problemi (reali) che la migrazione e l’integrazione pongono, anzi allontanano dalla possibilità di attuare interventi positivi. Interventi possibili solo con la collaborazione di tanti: accoglienza e integrazione, infatti, non riguardano solo alcuni tecnici della sicurezza e specialisti della solidarietà, ma l’atteggiamento diffuso di tutta una comunità. Ed in primo luogo di quanti la amministrano.

Vittorio Rapetti