L’Azione Cattolica è vicino a chi si impegna in politica

A chi ha vissuto l’esperienza associativa in Azione Cattolica e oggi si candida per il governo di qualunque realtà

dai piccoli Comuni alla Regione, all’Europa, va il nostro plauso per aver accettato di mettere a servizio della gente anche la formazione ricevuta vivendo le dinamiche di AC.

Per il bene comune

Questa si misura con la capacità di dialogare, di guardare i problemi ricercando IL BENE COMUNE, di organizzare, di tenere il contatto con la realtà, di attenzione agli ultimi e allo sviluppo sociale/spirituale dei territori.

La robustezza spirituale

Quando si parla di Spiritualità non si intendono solo le preghiere, come qualcuno pensa, ma la capacità di riflettere sulle domande fondamentali della vita. Saper discutere, dialogare autenticamente con le persone,  arrivare a confrontarsi con la coscienza profonda che abita l’uomo. Non abbiamo paura a dire che la ROBUSTEZZA SPIRITUALE è il motore che inevitabilmente diventa sviluppo economico, sociale, ambientale, non solo per qualcuno ma per tutti.

Visioni di futuro con Pace, Giustizia, Condivisione, Rispetto

Abbiamo bisogno di politici con VISIONI DI FUTURO dove innanzitutto si coltivi la convivenza e l’armonia. Per andare verso una reale prosperità fatta di PACE più che di vanità, di GIUSTIZIA più che di ricchezza per pochi, di CONDIVISIONE più che di speculazione che lascia alle future generazioni l’incertezza di una vita dignitosa e autodeterminata, di RISPETTO per tutti e non di sfruttamento scellerato delle persone e del Creato.

Non è facile

Non è facile governare con questi principi! Per questo non vogliamo lasciare sole le persone che si mettono a servizio della politica, né ora che sono in campagna elettorale, né dopo che saranno protagonisti del governo (in maggioranza o opposizione che sia). Nell’AC troverete sempre persone che vi ascoltano, che dialogano, che incoraggiano, che apprezzano chi dedica tempo e impegno per il bene comune.

La politica è la più alta forma di carità umana

È proprio vero quel che diceva San Paolo VI “La politica è la più alta forma di carità umana” con al centro il bene per tutti e non l’interesse personale di pochi. La politica non deve essere una lotta tra interessi, ma una sfida tra visioni di futuro, altrimenti politica non è!

La Presidenza Diocesana di Azione Cattolica

Servizio di documentazione “Costruire la città”

 

Di seguito si possono scaricare i numeri del servizio di documentazione “Costruire la città” curato dalla DELEGAZIONE REGIONALE DELL’AZIONE CATTOLICA PIEMONTE-VALLE D’AOSTA – GRUPPO FEDE/POLITICA

  1. 1 – Per un discernimento cristiano nella realtà sociale e politica (gennaio 2019)
  2. 2- La buona politica è al servizio della pace (gennaio 2019)
  3. 3- Il rapporto con la “diversità” (gennaio-febbraio 2019)
  4. 4- La solidarietà, sfida per la coscienza e per la politica (marzo 2019)

Convegno 150 anni AC – intervento di Stella Morra

Al convegno regionale per i 150 anni dell’AC c’è stato un interessantissimo intervento della teologa Stella Morra, Docente alla Pontificia Università Gregoriana di Roma per il Dipartimento di Teologia Fondamentale, già consigliera nazionale di AC e fine lettrice della storia contemporanea della Chiesa.

In particolare il passaggio sulla ridefinizione delle parole Comunione e Pastoralità alla luce del Concilio, ma tutto l’intervento “L’AC nella Chiesa del Concilio, le linee di Francesco” è da ascoltare e assaporare.

Scarica e ascolta l’intervento di Stella Morra

Gaudete et exsultate

di Don Giovanni Pavin (assistente diocesano adulti)

Chi non l’ha ancora letta non sa cosa si perde.
Santità come gioia (Questa sì che è rivoluzione!)
Quante prediche ascoltate (e subite) sul dovere di “farmi santo”! “Non sono neanche sicuro che mi piaccia” -avevo risposto una volta al padre spirituale-. Non vi dico come finì… Ho sempre pensato che “santo” non era pane per i miei denti. E, se si tratta dei “miei” denti (ancora come sono ridotti oggi) è tuttora vero. Quasi quasi mi sentivo scusato. Sta birba di papa Francesco mi toglie ogni scusa! Il problema non sono i miei denti, ma lasciarmi “masticare”.
E’ tutto un altro discorso!

Santità Dono di Dio.
Più roba da poveri che conquista di forti. Più donata che guadagnata. Più mistica che morale (intendendosi sui termini). Non è santo il perfetto, ma il credente. Più quotidianità che eccezionalità.
Più vangelo che morale o diritto (o ascetica). Quante disquisizioni, di moralismo esasperato e di “spaccare il capello in quattro”! Guarda un po’: si trattava semplicemente di Vangelo!

Più beatitudini che comandamenti. Le beatitudini non sono ordini: devi essere povero, devi piangere, devi aver fame e sete… sono Vangelo: bella notizia! Le tue povertà, le tue piccolezze io le accolgo e le benedico. E, in Gesù, le faccio mie. E tu fa’ lo stesso con i tuoi fratelli. “Venite, benedetti dal Padre mio, prendete parte al regno…”. Legare le beatitudini (Mt. 5) al discorso del giudizio (Mt.25) è un colpo di genio di Papa Francesco e di tantissimi santi, o forse tutti. Ma soprattutto del vangelo di Matteo!
Più umorismo e serenità che polemica e dramma. Appunto: beatitudini.

Un dono da accogliere
“Se vedi un fratello che si arrampica in cielo, tiralo giù per i piedi” (detto dei padri del deserto). No al neo-pelagianesimo: voler salvarsi con le proprie forze. Disprezzo della materia, della fisicità e della povertà è più orgoglio che santità. No al neo-gnosticismo: fare della fede un problema di… testa. Ma guarda un po’, potrebbero dire tanti aspiranti santi: ci credevamo eroi e ci scopriamo presuntuosi.
Gioia di essere salvato, non accanimento terapeutico verso la salvezza. Amore e Misericordia per i fratelli, non giudizio. Povertà come spazio libero per il Padre e i fratelli, non disgrazia-tabù.
Santi-compagni di viaggio, più che statue sull’altare.
Un vecchio proverbio terminava dicendo: “…quando muoiono, tutti santi”: Perché no? Perché dubitare che i nostri vecchi, con tutte le loro povertà e incapacità, erano (e sono!) santi? Santi, semplicemente perché vivevano a livello di vangelo. Compagni di viaggio, anche loro, se anche noi riusciamo a vivere la semplicità e la povertà serena delle beatitudini.
Ma forse per noi è un po’ più difficile.
Neo-pelagianesimo e neo-gnosticismo si mascherano di benessere, di autostima (e disistima degli altri), di progresso tecnico… tutte belle cose, ma che vanno trattate con molto discernimento, l’ultima parola-chiave dell’esortazione di papa Francesco.

Credere nel Natale significa essere segno di Pace e seminare la Speranza

Quando leggerai questo pezzo, Natale sarà già passato e probabilmente anche l’Epifania, il fare memoria della Sua prima venuta tra noi si sarà già consumato, insieme ai regali e agli auspici di un 2018 migliore dell’anno appena trascorso. Con molta probabilità ci sarà anche una vena di malinconia per il fatto di non riuscire a crederci fino in fondo, per quella nostalgia di quando da bambini credevamo che i regali davvero arrivassero dal cielo.

Eppure, guardando a quella vedova che guida il nostro anno associativo, colei che mette due monete nel tempio, vediamo che non le manca la speranza, altrimenti non avrebbe spiegazione il mettere “tutto quanto aveva per vivere” sapendo che non cambierà le sorti del mondo. Sarebbe proprio un sacrificio inutile e insensato. Quei due soldi poteva usarli per un panino, per un pacchetto di biscotti, almeno si sarebbe riempita un po’ la pancia.

E’ vero che se progettiamo in grande abbiamo bisogno di grandi risorse, ma se crediamo che anche dalle cose piccole possano nascere grandi cose allora non è più così necessario avere capitali spropositati. In Consiglio Pastorale Diocesano si è lavorato molto sul dare il giusto peso alle risorse finanziarie, è giusto saperle usare bene. Però è “peccaminoso” anche credere che per fare grandi cose servano “grandi opere” e tanti soldi! Un piccolo bambino in fasce contiene il mistero di Dio infinito, un granello di senape diventa un albero su cui ripararsi, pochi grammi di lievito danno Vita alla massa di farina. Il Padre celeste non sa più come dircelo di avere fiducia nelle piccole cose, di non confidare nella sola forza “umana” perché è fragile ma soprattutto porta alla guerra perché non basta mai per riempire il senso di insoddisfazione che abbiamo dentro. Solo Dio può colmare quel bisogno di amore che ci portiamo dietro fin dalla nascita e che invece di diventare stimolo per migliorare il mondo spesso si trasforma in “consumismo compulsivo”, in necessità di dominio sull’altro, sulla donna, sull’immigrato, sul collega di lavoro, tra le nazioni… La Pace è sapere che non abbiamo nulla da perdere, che quel vuoto non ci mangia e possiamo trasfigurarlo. E noi cristiani siamo fortunati perché sappiamo che Dio colma ogni mancanza, come abbiamo ascoltato in Avvento «ogni valle sarà innalzata». E’ un Padre buono che non abbandona i suoi figli, MAI, anche quando sulla croce non c’è più nulla da fare, anche quando la Shoah sembra aver vinto su tutto, anche quando l’ingiustizia sembra schiacciare le nostre vite.

Papa Francesco ci dice di guardare all’infinitamente piccolo, ci ha regalato un’enciclica splendida e profetica come la Laudato sii che pone attenzione alla biodiversità, al rispetto di ogni più piccola creatura dicendo che in quei frammenti infinitesimali c’è Dio che ci parla. E cos’è più grande che sapere che Dio ci sta accanto e ha un Regno di giustizia e Pace dove c’è un posto per ciascuno di noi? Di cosa dobbiamo avere paura? Però forse non ci crediamo davvero, rimane quella bella favola che diventando grandi non riusciamo a credere più neanche nel tempo di Natale.

L’augurio che faccio a tutti noi è che riusciamo a coltivare la rete di amicizie, la rete associativa pensando che possiamo ancora dare cose buone da mangiare a chi ci sta accanto, dare speranza, esperienze formative reali, gratuità nel dare che diventa abbondanza nel ricevere… Ci sembra impossibile, ci sembra che si debba sparire da un momento all’altro, ma questo accadrà solo quando smetteremo di credere a un Dio che si è fatto bambino, un Dio disposto a salvare Sodoma e Gomorra anche solo per un uomo giusto… se non ci crediamo noi non potrà farlo neanche Lui. Dio Padre non si impone, accoglie e accompagna, chiede a noi almeno di sperare.

In alto i cuori, Dio è presente molto più di quel che ci sembra, dobbiamo inforcare occhiali adatti, come quello sguardo di Gesù sulla vedova che nessuno notava, e vedremo i giovani, i ragazzi che spendono il loro tempo per vivere nel nome del Signore, il valore dell’AC che prova a farci sentire popolo, a farci sperimentare il senso di essere RESPONSABILI PER IL RUOLO CHE ABBIAMO (ed è un’operazione culturale/esistenziale di ENORME IMPORTANZA). Ogni tessera di Ac è il modo di ricordare alle persone che stanno vivendo una vocazione personale, che stanno rispondendo sì a Dio per la comunità. Non è vero che non ci sono più vocazioni, non è vero che non ci sono più operai, però dobbiamo guardarci per quel che siamo: donne, uomini, giovani, anziani e ragazzi che hanno sentito la presenza di Dio nella loro storia attraverso le persone che ci circondano e diciamo sì, io ci sono, sì io ci credo e ci voglio credere.

Buon 2018: sarà il frutto delle nostre azioni, della nostra capacità di guardarlo, della sapienza di accogliere la Sua presenza per quel che è, non per quello che vorremmo che fosse. Altrimenti diventiamo dei Magi che cercano Dio nei palazzi perché Dio è importante, mentre Lui sta nella casa sobria di Maria, ragazza-madre custodita da un uomo umile e in difficoltà… Quanta normalità divina!!

Flavio Gotta

Bibbia: istruzioni per l’ascolto – con il p.de gesuita Franco Annicchiarico

A proposito di Parola di Dio quest’anno ci sarà un appuntamento importantissimo, con il Padre gesuita Franco Annicchiarico che arriva da Bari. Sabato 24 Giugno guiderà un’intera giornata per essere introdotti al rapporto con la Parola, che è viva, con cui ci si relaziona e si imparare a conoscere il Signore. La Parola è per tutti, non solo i dotti e gli studiosi possono riceverla, e Padre Franco ci aiuterà a prenderla in mano, ad usarla per ascoltare il Signore invitandoci poi ad approfondire. Ma tutto parte da lì!! Non possiamo immaginare nessun impegno da Battezzati se non ci rapportiamo con la Parola.

La giornata è proposta soprattutto a giovani e giovanissimi (in collaborazione con la Pastorale Giovanile Diocesana) ma può venire chiunque abbia voglia di provare a “buttarsi” nel mistero della Parola di Dio che seppur scritta millenni di anni fa è detta a noi oggi e attraverso di essa il Signore continua a parlarci. L’importante è prenotarsi dal lunedì al venerdì agli Uffici Pastorali dalle 9 alle 12 (0144.356.750) da Chiara Pastorino-resp. giovani- dalle 19 alle 21 (333.300.1554) o da Caterina Piana –resp. ACR- dalle 21 alle 22,30 (340.914.57.32 o 0141.774.484).

Per non avere dubbi e fraintendimenti è evidente che l’esperienza è offerta a tutta la Diocesi, non è necessario essere iscritti all’Azione Cattolica (come per altro tutte le iniziative che l’AC Diocesana propone).