Profeti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete

Interventi alla Garbaoli Responsabili

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Quest’anno la due giorni per Responsabili (associativi e parrocchiali) sarà a maggior ragione una possibilità “preziosa” di ragionare sul futuro della nostra Associazione, delle nostre comunità parrocchiali e della nostra Diocesi insieme al Vescovo.

Sarà un’occasione in cui potremo dire (e ascoltare) che Chiesa del futuro immaginiamo, come pensiamo si possa/debba lavorare affinché la Buona Notizia stia veramente tra la gente e non chiusa in un tabernacolo che, seppur sacro, rischia di rimanere solo. Potremo scambiarci queste idee e fare domande con l’interlocutore più autorevole della nostra Chiesa locale.

Soprattutto laddove ci saranno cambi di parroci è importante elaborare questi passaggi, mai facili e forieri di paure, grandi speranze, dubbiose aspettative, mormorazioni… è normale ma se vogliamo affrontarle non in modo “mondano” è bene lasciarci aiutare dallo Spirito e riunendosi insieme solitamente “soffia di più”.

Il programma prevede: sabato 21 luglio ore 9 accoglienza a Garbaoli (fraz. di Roccaverano), ore 9,30 lodi e riflessione dell’Assistente Diocesano don Giovanni Pavin, ore 10 Vittorio Rapetti -storico- “i 150 anni dell’AC”, ore 11 Flavio Gotta -presidente diocesano- “il ruolo del laicato organizzato nelle nuove comunità di oggi”, ore 11,30 gruppi per discutere, condividere e domandare. Dopo pranzo Mons. Vescovo Luigi Testore dialogherà indicando “i passi del cammino pastorale Diocesano e le due monete dell’AC”, ore 17,30 la Lectio guidata da Emilio Abbiate -vicepresidente adulti- e a seguire la cena con possibilità di pernottare a Garbaoli.
Il giorno dopo, domenica 22 luglio, ore 9 lodi guidate dal Settore Giovani, ore 10 Consiglio Diocesano allargato per ipotizzare la proposta dell’AC, quindi divisione in gruppi, ore 12 Celebrazione Eucaristica e dopo pranzo condivisione e prima bozza del calendario per il 2018-19.

…. dato che anche la “carne” è importante, chi pensa di esserci si prenoti con un whatsapp al 349.621.53.10 (Flavio Gotta) o con un messaggio all’email acquiac@gmail.com… GRAZIE

L’AC Diocesana di Acqui aderisce a #magliettarossa per #fermarelemorragia di umanità!

rosso è il colore dei vestiti e delle magliette dei bambini che muoiono in mare e che a volte il mare riversa sulle spiagge del Mediterraneo. Anch’ io sabato 7 luglio indosso una #magliettarossa per #fermarelemorragia di umanità!

per maggiori informazioni http://www.libera.it/schede-549-una_maglietta_rossa_per_fermare_l_emorragia_di_umanitaLe famiglie con il presidente Diocesano al weekend di formazione a Garbaoli  -7 luglio 2018

Verso il Sinodo 2018

…di Pietro Pastorino (Responsabile Diocesnao Giovani)

Quest’anno tutta la Chiesa, per volere di papa Francesco, mette al centro i giovani con le loro scelte, i loro sogni e le loro speranze, invitandoli a mettersi in cammino. A partire dal 6 agosto, in collaborazione con la Pastorale Giovanile diocesana, si partirà per un pellegrinaggio, partendo da Sassello ed arrivando a Dego, sulle orme di Chiara Luce Badano e di Teresa Bracco, ritrovandosi poi l’8 agosto a Torino, con i giovani delle diocesi di Acqui, Alessandria, Asti e Casale Monferrato, il 9 a Venaria Reale con i giovani di tutto il Piemonte e della Valle d’Aosta, il 10, di nuovo a Torino per contemplare la Sindone, per poi riprendere il pullman in direzione Roma dal 10 al 12 agosto, con i giovani di tutta la Chiesa universale per il Sinodo dei Giovani, che aiuterà i giovani a confrontarsi e a scegliere al meglio il proprio futuro. Dopo la veglia col papa al Circo Massimo si concluderà con la messa in piazza San Pietro il 12 agosto.

Campi ACR e campo educatori

…di Carlo Tasca, Caterina Piana e Don Claudio Montanaro (Responsabili Diocesani ACR e Assistente diocesano)

Il tema che ci ha guidato quest’anno è “tutto quanto aveva per vivere”, per i campi scuola estivi si è pensato di affrontarlo secondo la logica dei talenti. Questa prospettiva è particolarmente stimolante se pensiamo ai nostri ragazzi, spesso tanto impegnati in mille attività e altrettanto volenterosi di coltivare le proprie passioni. Durante la settimana avremo modo di riflettere su questo tema, non solo parlando delle passioni dei ragazzi, ma anche su come possano “investire” sulle loro risorse (interiori!) e metterle al servizio dell’altro. Non dimentichiamoci che Garbaoli (e soprattutto le nostre parrocchie!) dovrebbe essere innanzitutto questo: luogo di comunità e condivisione. La giovane età non è un limite, anzi offre ai ragazzi la possibilità di sperimentarsi, crescendo che nella consapevolezza che siamo tutti diversi, ma che ognuno ha la possibilità di mettere in gioco e condividere qualcosa di sé. I nostri talenti non sono fatti per essere sotterrati… ciascuno, anche se “piccolo”, è importante per Dio e per gli altri. A proposito di ciò ringraziamo tutti coloro (giovani, adulti, sacerdoti, cuoche, genitori) che si sono resi (o si renderanno) disponibili a dare una mano, per rendere Garbaoli un luogo bello e accogliente!
Il campo educatori (22-24 giugno), che apre l’estate a Garbaoli, si pone sulla stessa lunghezza d’onda dei campi ACR, cercando di approfondire il tema dei talenti dal punto di vista dell’educatore. Cosa posso mettere a disposizione dei ragazzi e dei giovani che incontrerò quest’estate? Cosa sarà utile per loro? Su quali monete/talenti posso investire tempo ed energie? Sono alcune delle domande che cercheremo di porci, attraverso momenti di dialogo, di confronto e laboratori. Quest’anno vogliamo rivolgere un’attenzione particolare agli educatori dei giovani, vorremmo infatti offrire loro un po’ di tempo (spesso è difficile trovarlo!), affrontando temi che possano essere significativi e potenzialmente utili per i giovani che incontreranno durante l’estate. L’invito è rivolto a tutti gli educatori: giovani e adulti!
Per informazioni, curiosità sui campi ACR contattare: Carlo 3484559468; Caterina 3409145732.

A Garbaoli… Tutto quanto aveva per vivere

della Presidenza Diocesana di Acqui
L’episodio che ha ispirato l’anno 2017-18 dell’Azione Cattolica Italiana è raccontato nel Vangelo di Marco (Cap. 12 vv. 38-40). Quello sguardo aperto di Gesù che vede i due soldi messi dalla vedova nel tesoro del Tempio ci porta alla mente un altro tesoretto, quello della parabola dei talenti. Non importa quanto hai ricevuto, ma se lo metti in gioco. La vedova aveva due spiccioli e mettendoli a disposizione sono diventati il tesoro più grande.
Ognuno di noi ha talenti ricevuti insieme alla Vita (è un pacchetto unico, indivisibile) e il peccato più grande di questo nostro tempo storico è l’individualismo, ossia non investire i talenti ma tenerli stretti per se stessi, metterli in un buco che li inghiotte (l’egoismo, la paura di non ottenere alti interessi dagli investimenti…) e così per evitare di sprecarli rimangono sotterrati.
Quest’anno a Garbaoli vogliamo stimolarci reciprocamente ad avere il coraggio di metterli in gioco nella comunità, perché fruttino, e quei frutti riconsegnati al Padre diventino cibo buono per tanti, con fattori moltiplicatori inimmaginabili. Quest’immagine ci ricorda ancora un altro episodio del Vangelo quando con i cinque pani e due pesci di un ragazzino, il Signore ha sfamato cinquemila uomini (senza contare donne e bambini). E’ il miracolo dell’Amore: più si condividono i doni più questi si moltiplicano. E si fa festa (Gaudete ed Exsultate). Ma se ci nascondiamo “perché gli altri ne approfittano” allora imboccheremo strade di “morte spirituale” che ci portano dove non vorremmo (ricordiamo che cosa succede al servo pavido che nasconde i talenti).
La nostra Chiesa, la nostra società, le nostre organizzazioni (famiglia, associazioni, posti di lavoro…) hanno bisogno di persone che sappiano mettersi in gioco, senza paura di perdere quel poco o tanto che hanno. Per questo a Garbaoli vogliamo sollecitarci in questa direzione, senza contare che le nostre comunità cristiane ne hanno proprio bisogno per ripensarsi alla luce del tempo attuale. Per cui alziamoci in piedi e buona estate a tutti con l’augurio di giocarci sempre i nostri talenti… e speriamo di vederci a Garbaoli.
La Presidenza Diocesana di Azione Cattolica

L’AC nella Chiesa locale, riflessioni spicciole

Abbiamo chiesto a Mauro Stroppiana alcune considerazioni dal suo punto di osservazione -segretario del Consiglio Pastorale Diocesano, medico, presidente emerito di AC, sposo, padre di 3 figli (ecc., ecc., ecc.)- su come l’AC può essere, in comunione con il nostro Vescovo, sale nel cammino della Chiesa della Diocesi di Acqui.

… di Mauro Stroppiana (segretario del Consiglio Pastorale Diocesano)

Quando cammino per strada o mi trovo in mezzo a tanta gente, mi chiedo: “C’è un modo per annunciare la buona notizia di Gesù a questa persona?” E per lo più mi rispondo di no: “si vede subito dallo sguardo che non è interessato, si capisce che è lontano, non capirebbe di certo…”. Facendo così seleziono, seleziono, seleziono… e alla fin fine mi restano solo quelli che… vengono a Messa, e neanche tutti!
C’è qualcosa che non funziona: la logica di Gesù è quella del Seminatore, non quella del Selezionatore. Noi crediamo di seminare, ma per lo più selezioniamo, con atteggiamenti, parole, iniziative che non parlano della novità di Cristo e non comunicano nulla a chi incontriamo.
Il futuro è scritto nel Vangelo: “lo sguardo nuovo del seminatore”. E lo sguardo nuovo richiede 2 condizioni:
1. Di credere che davvero Gesù è (uso volutamente l’indicativo e non il congiuntivo, perché esprimerebbe un dubbio, una possibilità, un desiderio, una volontà) una risposta viva e concreta, adatta alla vita di ogni giorno, di tutti.
Il fatto è che che, dietro ai nostri dubbi, c’è la convinzione del nostro cuore che la buona notizia del Vangelo, in fondo, non sia per tutti.
2. Guardare al di là dell’apparenza per vedere dietro quello sguardo duro, aggressivo, insignificante, interessato, timido, sfuggente… “quale domanda c’è”.
Se sapremo leggere la domanda troveremo il modo di offrire all’altro quella parte del volto di Cristo che parla alla sua sete. Altrimenti i canali resteranno chiusi.

Cosa ci chiede il nostro Vescovo
Preparazione: dobbiamo smetterla di cercare di tenere su la baracca che sta crollando, rincorrendo le emergenze per tamponare buchi, ma costruire un futuro credibile con quello che abbiamo.
Sinodalità: camminare insieme, ma ognuno col suo zaino e tenendo il proprio posto (quel che serve non sono laici che vogliono fare i preti o viceversa, ma nemmeno far predicare un prete che non sa dire due parole quando in quella comunità ci sono decine di laici che lo saprebbero fare, o riempire le nostre parrocchie di sacrestani, quando questi sarebbero laici capaci di animare la vita sociale per il bene di tutti, tanto per fare un esempio…)
Concretezza: alcune proposte per l’AC…

La via privilegiata: la normalità e le regole
In attesa che ci vengano idee geniali, di cui in genere sono sprovvisto, proporrei che in AC si applichino le poche indicazioni di prima, partendo da quello che c’è… Facciamo un po’ di esempi:
1. se ci chiamano, diciamo “Sì!”, senza fare troppe elaborazioni, riunioni, discussioni sui social, mal di pancia… “Sì: ci siamo e facciamo così, come sappiamo fare”. Chiari e lineari. Non piace? Allora sarà un problema degli altri: cerchino qualcuno più bravo;
2. possibile che tra di noi ci sia solo chi è appassionato a fare l’Educatore? Possibile che non ci siano attori con la voglia di mettere su uno spettacolo, suonatori con la voglia di far musica, fotografi, collezionisti, scrittori, youtuber, ballerini… col desiderio di mettere su iniziative comuni che parlino della bellezza di quello che abbiamo dentro e che esprime il volto di Dio? Non possiamo fare iniziative che valorizzino queste nostre diversità con l’unico scopo di metterle a servizio del bene comune? E’ l’unica condizione che un cristiano deve porre;
3. e se proprio siamo un popolo di Educatori: invece di selezionare allo scopo solo gli amici, quelli belli, quelli simpatici, quelli che la pensano come noi, non possiamo chiederlo a un giro un po’ più largo? Naturalmente ponendo condizioni chiare: a) è un servizio,
b) ci si prepara,
c) lo si fa insieme e per il bene dei ragazzi e non per farci belli e
d) se non si fa così, c’è un responsabile che ti dice “grazie e arrivederci”. Il problema, tante volte, è che non riusciamo a dare regole e a fornire mandati chiari e allora… ci sembra più semplice selezionare, così non abbiamo neanche l’impiccio di dare delle regole.