Pellegrinaggio adulti 2019

LE FOTO DEL PELLEGRINAGGIO 

…. (di Flavio Gotta)

Sabato 30 giugno una fresca e ristoratrice giornata ha rigenerato sotto tutti i punti di vista i partecipanti al pellegrinaggio diocesano che quest’anno aveva come meta il Santuario di Graglia. Circa 200 pellegrini da diverse parti della Diocesi, con il Vescovo Mons. Testore, i parroci di Roccaverano don Nino, di Cassinelle don Deogratias, di Terzo don Pavin, tutti coordinati dall’infaticabile coppia deus ex machina dell’iniziativa, Domenico Borgatta e Annamaria Dominici di Terzo che con l’aiuto del Geom. Bertero e dei validi collaboratori in tutte le realtà della Diocesi, con fedeltà e dedizione coinvolgono fratelli e sorelle per offrire ogni anno la possibilità di camminare insieme.

In cammino con il Vescovo, la Chiesa pietra e novità

La concomitanza con la solennità di Pietro e Paolo ha dato modo al Vescovo di ricordare come la Chiesa da un lato ha bisogno di fondamenta solide, di fondare sulla Pietra il proprio ministero e dall’altro ci sia bisogno di novità, coraggio, visione di futuro come ha avuto Paolo nei confronti dei pagani. Così aiutarci reciprocamente a vedere il cammino che ci attende, le strade che si aprono in un tempo che è un impegnativo cambiamento d’epoca.

Tra il dire e il fare, tra il desiderio e la realtà

Il Presidente diocesano dell’AC, prendendo spunto dalla storia del Santuario di Graglia raccontata dal rettore don Zampa, ha sottolineato come tutti siamo portati a desiderare il massimo per i nostri cari, per le nostre comunità e sogniamo come ha fatto il fondatore del Santuario, don Nicolao Velotti, di costruire 100 cappelle, fare un Sacro Monte e realizzare sulla punta della montagna la cappella della redenzione.

Ma poi le vicende concrete ci costringono a ridimensionare i sogni facendo nostra la realtà. Tutti vorremmo vivere già da redenti ma poi la vita è più complicata.

La realtà è superiore all’idea

Questo non vuol dire rassegnarci o sentirci delusi ma fare quel che è nelle nostre possibilità, e non è poco. Nel caso di don Velotti è stato l’inizio per poi consegnarci un Santuario, anche per noi sarà trovare il modo di manifestare la nostra fede con l’aiuto di Maria, e così anche le nostre comunità possono diventare luoghi in cui si respira la fede, dove i pellegrini del mondo possono trovare ristoro.

La vocazione dell’AC

L’Azione Cattolica vuole in fondo essere questo, non è capace di realizzare costruzioni in muratura ma la sua vocazione è costruire relazioni, essere gruppo che si aiuta a coltivare la fede, il senso di Chiesa, il cammino nella storia degli uomini e così aiuta la Chiesa a rispondere alla sua vocazione.

Agape fraterna

I pellegrini hanno proseguito con l’agape fraterna, chi nel ristorante chi nel giardino del Santuario, a seconda della preferenza, in libertà ma con l’obiettivo di parlarsi, di stare insieme, di sentirsi Chiesa Diocesana.

La Peregrinatio Mariae

La processione del pomeriggio in compagnia dell’icona della Vergine Maria, icona che l’Azione cattolica ha portato in pellegrinaggio per tutt’Italia e che nella regione conciliare del Piemonte ha visto la conclusione del suo viaggio proprio con Acqui, preparata dall’Assistente diocesano don Pavin, a seguire i vespri guidati dal nostro Vescovo che hanno completato la giornata di preghiera e comunione, senza intrattenimenti extra ma godendosi fino in fondo una giornata fondata sulla Parola, sulla riconciliazione, sulla fraternità.

Fraternità e beatitudine

Al termine i partecipanti possono dire di aver sperimentato quanto serve per essere beati, per stare in pace con se stessi, l’essenziale della natura in compagnia dei fratelli e del Signore, respirando quel dono che non ha prezzo: la Pace del Risorto che entrando nei nostri cenacoli ci dice “Pace a Voi”.

Così avremo la forza di uscire per le strade e dare fiato alla nostra missione: essere seguaci di Cristo in mezzo alla gente.

Appuntamento al prossimo anno

Vi aspettiamo il prossimo anno non per essere più numerosi (anche se fa sempre piacere), ma per condividere il dono che non vogliamo tenere solo per noi, che desideriamo sia di tutti i fratelli e le sorelle che ci circondano.

Grazie

a chi c’è stato, grazie a chi ci ha pensato e ha pregato per la buona riuscita, grazie a chi vorrà esserci anche la prossima volta. Buona estate.

L’Azione Cattolica è vicino a chi si impegna in politica

A chi ha vissuto l’esperienza associativa in Azione Cattolica e oggi si candida per il governo di qualunque realtà

dai piccoli Comuni alla Regione, all’Europa, va il nostro plauso per aver accettato di mettere a servizio della gente anche la formazione ricevuta vivendo le dinamiche di AC.

Per il bene comune

Questa si misura con la capacità di dialogare, di guardare i problemi ricercando IL BENE COMUNE, di organizzare, di tenere il contatto con la realtà, di attenzione agli ultimi e allo sviluppo sociale/spirituale dei territori.

La robustezza spirituale

Quando si parla di Spiritualità non si intendono solo le preghiere, come qualcuno pensa, ma la capacità di riflettere sulle domande fondamentali della vita. Saper discutere, dialogare autenticamente con le persone,  arrivare a confrontarsi con la coscienza profonda che abita l’uomo. Non abbiamo paura a dire che la ROBUSTEZZA SPIRITUALE è il motore che inevitabilmente diventa sviluppo economico, sociale, ambientale, non solo per qualcuno ma per tutti.

Visioni di futuro con Pace, Giustizia, Condivisione, Rispetto

Abbiamo bisogno di politici con VISIONI DI FUTURO dove innanzitutto si coltivi la convivenza e l’armonia. Per andare verso una reale prosperità fatta di PACE più che di vanità, di GIUSTIZIA più che di ricchezza per pochi, di CONDIVISIONE più che di speculazione che lascia alle future generazioni l’incertezza di una vita dignitosa e autodeterminata, di RISPETTO per tutti e non di sfruttamento scellerato delle persone e del Creato.

Non è facile

Non è facile governare con questi principi! Per questo non vogliamo lasciare sole le persone che si mettono a servizio della politica, né ora che sono in campagna elettorale, né dopo che saranno protagonisti del governo (in maggioranza o opposizione che sia). Nell’AC troverete sempre persone che vi ascoltano, che dialogano, che incoraggiano, che apprezzano chi dedica tempo e impegno per il bene comune.

La politica è la più alta forma di carità umana

È proprio vero quel che diceva San Paolo VI “La politica è la più alta forma di carità umana” con al centro il bene per tutti e non l’interesse personale di pochi. La politica non deve essere una lotta tra interessi, ma una sfida tra visioni di futuro, altrimenti politica non è!

La Presidenza Diocesana di Azione Cattolica

Incontro con la Presidenza Nazionale di Azione Cattolica in Piemonte

La Presidenza Nazionale dell’Azione Cattolica verrà a trovarci in Piemonte domenica 12 Maggio, a Villanova d’Asti. 
E’ un’occasione importante per poter dire le nostre sensazioni rispetto al cammino associativo, dare suggerimenti e ascoltare i ragionamenti che vengono fatti ai più alti livelli della nostra cara associazione. Non capitano tutti i giorni occasioni di questo tipo, soprattutto a così breve distanza. Di seguito il programma
Ore 9,00 – Arrivi ed accoglienza
Ore 9,30 – Preghiera iniziale
Ore 10,00 – Introduzione alla giornata e intervento della Delegazione
Ore 10,30 – Dialogo tra Presidenze e Presidenza
Ore 12,00 – Interventi dei partecipanti
Ore 12,45 – Pranzo
Ore 14,30 – Comitato presidenti e riunioni Settore Adulti, Settore Giovani e ACR
Ore 16,15 – Eucaristia
Per chi potrà esserci sarà certamente una boccata d’ossigeno importante, che darà stimoli, entusiasmo e convinzione ulteriore al nostro impegno di base, alla nostra azione evangelizzatrice che grazie all’AC viviamo da protagonisti, come i discepoli dopo la Resurrezione di Cristo, incaricati di portare la Buona Notizia… sebbene spesso ci capiti di sentirci più al giovedì-venerdì-sabato Santo, il camminare come discepoli di Emmaus sulla strada ci offre la possibilità di comprendere la Resurrezione, ma per fare questo il Vangelo ci dice che dobbiamo parlare, riflettere, confrontarci INSIEME (e Lui si farà presente)…. il 12 Maggio sarà uno di quei momenti speciali.
Un abbraccio, un desiderio di Vita risorta, da salvati in Cristo.

Delegazione acquese

Presidenti Nazionale e Diocesano Acqui

Messa con gli assistenti

La Chiesa siamo noi – incontro formazione adulti

Domenica 28 aprile si è tenuto a Masone un incontro diocesano di formazione organizzato dal Settore Adulti di AC in collaborazione con le comunità della Valle Stura.

Incontro di Formazione per gli Adulti a Masone (GE)

L’incontro nasce dal desiderio di approfondire e capire meglio il ruolo delle nostre comunità alla luce di cambiamenti che di recente hanno interessato la nostra Chiesa locale.
In particolar modo, grazie alla disponibilità del prof. Gianfranco Agosti, già consigliere nazionale di AC, siamo andati alla radice del cambiamento partendo dalla Costituzione Dogmatica del Concilio Vaticano II, la Lumen
Gentium, che quasi 55 anni fa ha illustrato al mondo intero la missione universale della Chiesa e ha affermato la “vera uguaglianza riguardo alla dignità e all’azione comune a tutti i fedeli nell’edificare il corpo di Cristo”.

Siamo tutti chiamati, infatti, in virtù del Battesimo che abbiamo ricevuto, a contribuire e a partecipare alla missione salvifica della Chiesa, rendendola operosa e presente nei luoghi in cui essa può diventare sale della terra. E questo grazie ai doni che ciascuno di noi ha ricevuto dal Signore.

Con questo incontro vogliamo aiutarci a prendere coscienza del ruolo che la Chiesa stessa ha affidato a tutti noi, sacerdoti consacrati e laici, popolo di Dio che insieme cammina affinché ogni giorno la gioia dell’annuncio della Pasqua di Risurrezione giunga a tutti gli uomini.

Il Settore Adulti diocesano

La Resurrezione si svela quando siamo in compagnia

La Chiesa, l’associazionismo, la comunità umana per vivere da salvati

Come si accorgono che è Pasqua i due discepoli di Emmaus? Discutendo tra di loro, ospitando un viandante e spezzando con lui il pane.

Nessuna delle tre azioni è un’azione in solitaria

ma soprattutto la prima, quella da cui scaturisce la presenza del Signore, è da fare almeno in due. Discutere, cercare di capire quel che non va. Quante volte lo abbiamo fatto, quante volte ci lamentiamo delle delusioni di questo mondo, delle ingiustizie, del fatto che tutto va verso il peggio, che neanche colui che sembrava l’uomo giusto al posto giusto ce l’ha fatta!
Forse mi sbaglio, non lo facciamo tante volte, abbiamo perso un po’ quella sana abitudine di cercare una spiegazione a ciò che non va, ormai lo beviamo dalla tv, facciamo discutere altri per noi, o lo facciamo sui social, sul telefono, senza interazione umana e quando siamo stufi buttiamo giù o cambiamo canale.

La Resurrezione la possiamo capire se ci prendiamo del tempo a discutere

se camminiamo insieme e se proviamo a confrontare le nostre delusioni con la Parola di Dio, ecco in quel momento il Signore sarà con noi, in quel momento il cammino diventerà lieve tanto da arrivare a sera senza neanche accorgercene. Sentiremo il cuore scaldarsi a vicenda, sarà naturale mangiare insieme e, percependo la Sua presenza tra noi, trovare l’energia per tornare nella bolgia, nella difficoltà con rinnovato desiderio di portare una Buona Notizia: la morte non è l’ultima parola perché il Signore è risorto!

Io devo alla Chiesa e in particolare all’Azione Cattolica questa esperienza:

trovare persone disposte a discutere, a occuparsi delle cose del mondo e in questo scoprire la grandezza di un Dio che è compagno di vita, che è datore di nuova Vita, sempre.

Non è vero che ci sono le cose di Dio e le cose degli uomini,

le cose che stanno a cuore a Dio sono proprio le nostre strade, Lui è con noi per dare luce diversa ma non per farci camminare su eteree, inesistenti strade spirituali che stanno sempre altrove.

La laicità non è solo dei laici,

è l’ambiente in cui vivono anche i preti, i santi della porta accanto, è l’humus che ci rende tutti uomini e da questo partiamo per sperimentare la Sua presenza.
Sono fortunato ad incontrare tante persone che mi dicono “questo non va, questo sarebbe da fare diverso, io non ce la faccio…”, sono una benedizione le persone che si preoccupano di vivere una vita migliore e volgono lo sguardo al Signore perché non trovano il senso. Sono fortunato perché su quelle storie, su quelle discussioni, su quelle delusioni di “vorremmo diverso ma la vita è una croce che ci scandalizza” c’è lo spazio per lasciare entrare la Parola e vedere tutte le opportunità di Vita nuova.

Essere AC deve essere questo:

discutere insieme, avere passione per la vita di tutti i giorni, arrabbiarsi e sperare in qualcosa di meglio sapendo di poterne essere protagonisti. Questo è il più grande servizio che potremo rendere a noi stessi e in compagnia dei nostri assistenti, dei responsabili che masticano tanta Parola di Dio, alle persone che vorranno impastare la polvere della strada avremo modo di tornare con entusiasmo ed essere Chiesa in uscita, Chiesa che esce dal Cenacolo per affrontare con coraggio chi vuole far tacere questa bella novità.

Buona Pasqua di Vita rinnovata.

Flavio Gotta (presidente diocesano)

Solidarietà ai cittadini e spunti per venirne fuori

In seguito alla lettura degli atti di vandalismo in Corso Roma riportati da La Stampa di domenica 17 febbraio 
Considerazioni ad alta voce dei presidenti di Azione Cattolica della Diocesi di Alessandria e Acqui

Il cartellone si fa insieme

Solidarietà alle vittime degli atti di vandalismo

Se ci mettiamo nei panni di chi vede distrutto il proprio lavoro così, per violenza gratuita, non può che nascere un sentimento di profonda rabbia. Per questo vogliamo esprimere sincera solidarietà a chi è vittima diretta di queste azioni. Se ci immedesimiamo nel senso di impotenza, se ci facciamo partecipi della frustrazione non possiamo che provare a fare quadrato per non lasciarli soli a sé stessi.

Non è solo un problema di sicurezza

Però non ci sembra sia solo un problema di sicurezza: nell’immediato più vigili possono tamponare la situazione, ma il problema è educativo, è di come pensiamo alla convivenza tra le persone. Se pensiamo di cambiare le cose utilizzando gli stessi strumenti che generano i problemi crediamo non si vada molto lontano. È come il genitore che dice al figlio “Non devi essere violento” e per farglielo capire gli tira due ceffoni.

La “legge del più forte” trasforma le relazioni in campi di battaglia

Crediamo si debba educare a entrare nei panni degli altri anche se contrasta con la mentalità diffusa che lo ritiene un atteggiamento da deboli.

Oggi si enfatizza la legge del più forte, si ragiona in termini di “vincere o perdere”, sgomitare sul posto di lavoro, estrema competizione tra gli Stati, le aziende, in politica, a scuola, nello sport, tra vicini… e così tutti sono nemici, per difenderci mettiamo i buttafuori perché non vogliamo essere invasi, cerchiamo di impedire la libera circolazione dei ragazzi come degli adulti, rischiando di rimanere imprigionati nelle nostre stesse aree delimitate.

Il risultato però è sempre una prova di forza tra chi si difende e chi vuole entrare; prolificano i bulli, i vandali, gli oppressori: se continuiamo a coltivare la cultura che “il più forte comanda a suon di ronde, decreti e bastonate” prima o poi un gruppo più organizzato e armato di noi entrerà laddove noi pensavamo fosse casa nostra, e il nostro negozio non sarà più un luogo di relazioni ma diventerà un campo di battaglia.

Scegliere spazi educativi di condivisione e responsabilità

Se i luoghi “educativi” dove gli adulti fanno crescere i giovani grondano di adrenalina competitiva dove ci si allena a trovare strategie di vittoria piuttosto che a camminare insieme, diventa purtroppo normale che gruppi di ragazzini ingenui si sentano forti e lancino sfide con la strafottenza di chi vuole sottomettere e provare l’ebbrezza del potere.

Per quanto a fronte di certe logiche possano essere considerati poco interessanti, siamo convinti che gli oratori, i gruppi di crescita umana e spirituale, le realtà di volontariato non solo ecclesiali, siano ancora un antidoto a episodi come quelli di corso Roma. Possono infatti offrire luoghi di formazione e confronto in cui, attraverso esperienze e testimonianze forti, educare al dialogo e all’integrazione, suscitare domande profonde e far maturare la consapevolezza delle proprie responsabilità. L’esperienza associativa che viviamo, pur con innegabili limiti e fatiche, ci sta dimostrando che non mancano ragazzi e giovani con un grande spirito di partecipazione, desiderosi di impegnarsi attivamente, di migliorare la realtà e coltivare progetti per il futuro, talvolta riscattandosi da scelte sbagliate o emergendo da contesti avvilenti.

Accogliere le fragilità per non “scoppiare” 

Auspichiamo che, mettendo in rete sul territorio diverse agenzie educative, si aprano nuove prospettive capaci di accogliere e trasformare anche tante fragilità dei nostri ragazzi. Perché davanti a sconfitte, porte chiuse, fallimenti dolorosi non si debba temere la loro reazione interiore e riescano ad essere più forti della rabbia che potrebbe mangiarli da dentro.

Elisabetta Taverna (presidente diocesana dell’Azione Cattolica di Alessandria) e Flavio Gotta (presidente diocesano dell’Azione Cattolica di Acqui)

Qui la pagina uscita su La Stampa il 21/02/2019 a seguito di questo comunicato